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‘Milleproroghe’

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08 Marzo 2023 – Redazione – Fonte: Andrea Caldart di QuotidianoWeb

La tagliola che mette a rischio l’intero comparto delle imprese del settore forniture ospedaliere, preparata da Renzi nel 2015 e avvallata da Draghi con il decreto “Aiuti Bis” del luglio scorso, oggi, con il governo Meloni, è servita. Il problema principale è che migliaia di aziende e di lavoratori del comparto potrebbero rischiare di finire per strada dal 30 aprile prossimo.

Purtroppo, l’attuale esecutivo sembra non essersi preoccupato di questa scadenza perché ha pensato di utilizzare il meccanismo di conversione del Milleproroghe, inserendou il comma 8 all’art. 4, con il quale non ha fatto altro che confermare la data del “30 aprile 2023” di cui all’art. 9-ter, comma 9-bis del D.L.n. 75/2015 (come conv. L.n. 125/2015).

Di fatto, non essendo scaduto il decreto, con questa mossa l’ha mantenuto, permettendo alle Regioni, dopo il 30 aprile, di attivare il meccanismo di compensazione dei crediti maturati da payback. In sostanza, da quella data in poi, le Regioni, potranno chiedere alle aziende fornitrici dei dispositivi sanitari, di rendere per il solo periodo 2015-2018, 2 miliardi di euro di “eccedenze”, che il decreto “Aiuti Bis”, ha chiamato extra profitti. Una divisione targata Renzi, Draghi, che considerano extra profitto quanto in più hanno pagato le Regioni sulle forniture ospedaliere, ma non perché qualcuno ci abbia marciato sopra, bensì perché le Regioni non erano state in grado di redigere correttamente i Forecast budget, cioè le previsioni d’acquisto dei materiali sanitari.

Errori creati dai burocrati delle aziende sanitarie, spesso nominati proprio dai politici, che oggi si vogliono far pagare alle aziende fornitrici. Abbiamo parlato con la Dottoressa Cristina Cattini Amministratore Delegato di Novamedisan Italia Srl di Bologna, la quale per prima, a gennaio 2023, nella trasmissione di Nicola Porro “Quarta Repubblica”, ha lanciato l’allarme.

Dottoressa Cattini cosa sta succedendo?

“A quanto ne so, ma è quello che mi riferisce la mia associazione FIFO, Federazione Italiana Fornitori Ospedalieri, esiste da parte dell’attuale Governo, sia una condivisione sull’iniquità della legge, sia una consapevolezza sui rischi della sua applicazione per la tenuta del SSN pubblico, accompagnate da una volontà (almeno esplicitata a parole) di voler abrogare il payback sui dispositivi medici”. Il problema fondamentale e di difficile soluzione, riguarda come compensare i “buchi” o meglio le “voragini” che si verrebbero a creare nei bilanci sanitari delle Regioni”. Il Governo “dovrebbe” trovare qualche centinaio di milioni di euro, parte dei quali verrebbe “rimandata” alle Regioni – secondo quanto ancora dichiarato dalla dott.ssa Cattini – e un’altra parte che dovrebbe essere coperta dalle aziende più grandi, ovvero quelle da un fatturato dai 20 miliardi in su, ma non dalle PMI”.

Confindustria DM, in quanto federazione che tutela questo tipo di grandi aziende, ha espresso il proprio disaccordo. A tal proposito l’onorevole Lucaselli di FDIdemandata ad occuparsi del problema, al convegno di Confindustria DM del 21 febbraio, ha ventilato di far pagare sull’utile e non sul fatturato, ottenendo in risposta, un’alzata di scudi da parte di tutti, e in particolare da parte di FIFO, e PMI Sanità. Insomma, la situazione è ancora parecchio ingarbugliata e il 30 aprile è alle porte.


Il 13 giugno vedremmo come si pronuncerà in merito il TAR che probabilmente rimanderà tutto alla Corte costituzionale (che difficilmente prenderà la decisione di illegittimità normativa).

Quindi un’ulteriore proroga potrebbe dare un poco di respiro alle PMI coinvolte in questa follia?

Assolutamente no.

Purtroppo, se la sospensiva concessa venisse riferita ai soli “incassi” da parte delle Regioni, le Aziende sarebbero comunque costrette in Giugno a iscrivere a bilancio le cifre pazzesche richieste dalle Regioni. Di fatto molte PMI si troverebbero con bilanci in forte perdita. Non potrebbero più partecipare alle gare pubbliche e avrebbero sicuramente problemi con gli istituti di credito. Di fatto sarebbero costrette a chiudere e a licenziare i propri collaboratori.

Al contrario, se la proroga fosse concessa nell’ottica di guadagnare tempo per poter giungere a una soluzione equa, il Governo dovrebbe prorogare le richieste di pagamento da parte delle Regioni. Solo in questo modo, nel caso di un ulteriore rinvio, si rispetterebbero le PMI. FIFO Sanità auspica che la soluzione venga trovata prima della prossima scadenza del 30 aprile, per scongiurare il rischio concreto che la paralisi dell’apparato pubblico sanitario costringa i cittadini bisognosi a rivolgersi al sistema privato per curarsi.

Il SSN sarebbe, quindia rischio crack. Le Regioni a Schillaci e Giorgetti hanno fatto sapere che non ci sono soldi, e senza interventi di dovrebbero tagliare i servizi”.
DAL GOVERNO IN QUESTE ORE ARRIVA IL BENESTARE PER AVVIARE UN TAVOLO DI CONFRONTO, MA ANCHE UNA DOCCIA GELATA, IN QUANTO CI SAREBBERO POCHI MARGINI PER ATTINGERE A NUOVE RISORSE.
Tra le richieste quello di non far andare in Piano di rientro o commissariare le Regioni che dovessero presentare conti in rosso. E poi: ripianare in 10 anni i disavanzi causati dal mancato ristoro dei fondi per il Covid, rivedere tetto di spesa per il personale e su privato accreditato, incremento retribuzioni e regole più stringenti per i medici a ‘gettone’. E poi sul payback dei dispositivi medici: “Se Governo vorrà revisionare norma dovrà garantire le coperture”.

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21 Febbraio 2022 – Redazione

Come sul Dl MIlleproroghe la maggioranza si spacca nuovamente in Parlamento, questa volta sul DL Green Pass.

In Commissione affari sociali alla Camera, dove è in corso l’esame del DL 1/2022 contenente misure urgenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore (in sintesi, il decreto che ha introdotto l’obbligo di green pass rafforzato per gli over 50) la Lega tenta il blitz e la maggioranza si spacca. Lo rende noto Affari Italiani.

In particolare, i deputati del Carroccio hanno votato un emendamento relativo alla quarantena per i bambini assieme ad Alternativa e Fratelli d’Italia, sul quale il governo aveva espresso parere contrario: l’emendamento è stato respinto in commissione.

Non solo: la Lega ha anche chiesto di mettere in votazione un proprio emendamento (anche questo con parere contrario dell’esecutivo) che prevede di eliminare il green pass dopo il 31 marzo, data prevista per la fine dello stato di emergenza. Uno stato di vero caos, che ha costretto la maggioranza a chiedere una sospensione della seduta della commissione, i cui lavori sono ripresi ne tardo pomeriggio.

Intanto, su Facebook, il presidente della Camera Roberto Fico scrive, in merito proprio al decreto che riguarda le misure per fronteggiare l’emergenza Covid, all’esame dell’aula di Montecitorio subito dopo il Milleproroghe: «Credo che un progressivo superamento delle restrizioni sia di buon senso e in questo solco si stanno già muovendo governo e Parlamento», sottolinea Affari Italiani.

18 Febbraio 2022 – Redazione

Rientra da Bruxelles prima del previsto, la convocazione per la cabina di regia arriva tardi, appena un’ora prima dell’appuntamento. I capi delegazione arrivano a Palazzo Chigi alla spicciolata, convinti che sul tavolo ci sia la discussione sul decreto energia contro i rincari delle bollette, atteso in un Consiglio dei ministri che si terrà nella giornata di oggi. Mario Draghi, prima di incontrarli, sale al Quirinale per vedere Sergio Mattarella. Ma tutti i capofila dei partiti di maggioranza credono che, con l’escalation della crisi ucraina, stia facendo il punto sul dossier col Presidente della Repubblica. Invece il premier sale al Colle per riportare al Capo dello Stato i suoi dubbi, dopo l’incidente nella notte che ha visto il governo andare sotto ben 4 volte nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera sul decreto Milleproroghe.

Dunque Draghi rientra a Palazzo Chigi e affronta i capi delegazione a viso aperto. Indigesto l’incidente sul Milleproroghe, ma scontento -il premier- anche per gli ostacoli incontrati dai provvedimenti sulla concorrenza, sugli appalti, sulla delega fiscale. Li snocciola uno a uno, pracconta più di un presente. “Il governo è nato per fare le cose, è stato voluto dal Presidente Mattarella con questo obiettivo“, scandisce, come riportano diverse fonti all’Adnkronos. In sala cala il gelo. Dieci secondi di silenzio interminabili.

Draghi va avanti col solito piglio deciso. Siamo qui per fare le cose o non si va avanti, lascia intendere chiedendo rassicurazioni, affinché quanto avvenuto nella notte non riaccada più. I voti in Parlamento non devono e non possono mancareTradotto, la maggioranza deve garantire il sostegno ai provvedimenti dell’esecutivo. Richiama all’idealismo ma anche al realismo, Draghi, due cardini necessari per fare le cose. Dopo aver incassato il colpo, i capi delegazione sollevano una questione di metodo. Perché c’è malcontento sulla gestione dei dossier, con i provvedimenti che arrivano sul tavolo, spesso, solo a Consiglio dei ministri in corso. “Così gli incidenti diventano inevitabili”, dice più d’uno.

Non intende tirare a campare

Ma Draghi non ci sta. Ricorda il grande coinvolgimento che ha accompagnato il varo della legge di bilancio, eppure – ricorda – le critiche fioccarono ugualmente. Sembra essersi rotto qualcosa. Mai come ieri sera il piano appare inclinato. E più di un presente teme che si vada a sbattere, che dopo la delusione dei Quirinale Draghi sia stanco di mediare. “Di certo non intende tirare a campare… – osserva un ministro – qui son ca..i amari per tutti”.

DRAGHI FURIOSO…..TE NE DEVI FARE UNA RAGIONE…HAI PERSO! CONTINUA A FARE L’ARROGANTE…E VEDRAI CHE, A BREVE, DOVRAI LECCARTI LE FERITE…